#27 Ortigia – Partenza

Ortigia è il centro storico di Siracusa. Arrivandoci, non ci si fa attenzione, ma si attraversa un ponte di una trentina di metri. Di conseguenza, seppure per poco, Ortigia è un’isola.

Ortigia è anche la storia di Siracusa. Fu colonia greca e fu la più importante di tutte al punto da sconfiggere persino i “genitori” greci in una storica guerra centinaia di anni prima di cristo. E la colonia nacque proprio ad Ortigia e non sulla terraferma.

Inserendola nel mio itinerario, mi chiedevo quanto oggi fosse isola, Ortigia, e quanto isolani si sentissero i suoi abitanti. Ancora una volta, due giorni sono pochi per capirlo, ma delle prove che un senso d’insularità esista anche qui le ho avute. Dalla commozione di Massimo Sinatra nell’attraversare ogni giorno il ponte per andare a lavoro a creare incantevoli gioielli, alcuni dei quali ispirati direttamente alla storia greca di Ortigia. O dai racconti sulla vita “di paese” di un’ortigiana d’adozione, Tiziana, dell’Enoteca “a putia” delle cose buone (dove si mangia benissimo e si respira aria di casa).

Insomma, tanto ci sarebbe da dire e da indagare. Ma non è il mio scopo, adesso, qui. Io so solo che Ortigia è uno dei posti più belli d’Italia in assoluto, la Piazza Minerva è secondo me (e secondo Emanuele Crialese) la piazza più bella d’Italia, ma il costo di un appartamento al metro quadro si aggira intorno ai 10 mila euro, e così quest’equilibrio già parzialmente destabilizzato da una quantità esorbitante di turismo è fragilissimo e rischia di rompersi giorno dopo giorno. Ci vorrebbero più persone come Paola, proprietaria di un B&B incantevole, donna accogliente, con tanta voglia di condividere e attaccatissima alla sua Ortigia. Grazie mille, Paola…

Adesso però mi aspettano un’altra isola atipica, il centro storico di Gallipoli, e per arrivarci la tappa più lunga fino ad ora: 240 miglia di Mar Ionio.

 


Pubblicato il: 30.Lug.2018   Lascia un commento

#27 Ortigia – Arrivo

È successo un po’ di tutto in queste 150 miglia. Pesci volanti che di notte finiscono in barca non prima di colpirmi e farmi spaventare; mille navi enormi una dopo l’altra superata la latitudine di Malta; un colpo sordo allo scafo e Oh, che cos’è, È che mi sono sbocciato una tartaruga gigante; un’eclissi di luna incredibile, con Marte sotto, mentre improvvisamente e in modo imprevisto si era alzato un ventone dopo aver doppiato il mitico Capo Passero; e infine il vento che prima scompare e poi mi gira in faccia quando ormai mancavano 10 miglia da Siracusa, costringendomi a un po’ di bordi.

Insomma, eccomi arrivato ad Ortigia! E grazie alla Lega Navale italiana Sezione di Siracusa per l’ospitalità.

 


Pubblicato il: 28.Lug.2018   Lascia un commento

#26 Linosa – Partenza

Che dire di Linosa… Forse la più autentica di tutte, quella che di più ha saputo difendersi dal turismo di massa rimanendo fedele a se stessa, accogliendo con gioia i turisti invece di spennarli in modo impersonale come accade in tanti altri posti.

A Linosa è difficile arrivare, più remoto di così, in Italia, non c’è nulla. E così chi viene lo fa con totale consapevolezza, e arriva qui con uno spirito aperto, pronto a scoprire un’isola che non è solo bei paesaggi o mare cristallino, ma soprattutto begli incontri.

E io, di begli incontri, ne ho fatti tanti in quelli che dovevano essere tre giorni e alla fine sono diventati otto per via del Maestrale. Tutto è nato da Claudia, Giovanni e Francesca del Terraferma Diving, uno dei migliori diving dove sia stato, un diving che è anche il polo culturale di Linosa – cosa fantastica in un paese, l’Italia, in cui ahimè troppo poco spesso subacquea fa rima con cultura. Polo culturale dove l’accoglienza è la prima regola, e la seconda è la condivisione: pilastri della mediterraneità. Non so come ringraziarvi, ragazzi, e questo d’altra parte non è il posto giusto per farlo.

Il diving si chiama Terraferma perché l’amicizia dei soci nacque proprio sul set di Terraferma, quel capolavoro che è il film di Emanuele Crialese, girato una manciata di anni fa proprio qui a Linosa. E chi vado a incontrare, conoscere, e intervistare? Proprio Emanuele Crialese, uomo dolcissimo, pieno di poesia e sensibilità. È stato un grande privilegio e una grande ispirazione, conoscerti, Emanuele. Grazie anche a te per esserti aperto e avere capito tutto.

Poi un uomo fantastico e un professionista impressionante, Claudio Palmisano, fotografo che per sei mesi all’anno vive qui in una casetta che ha trasformato in un piccolo studio fotografico. Fra le mille cose, Claudio ha studiato un metodo per creare delle composizioni fotografiche panoramiche subacquee che rendono giustizia alla grandisità dei fondali linosani. Se nel mondo dell’apparire internettiano la post-produzione per lo più allontana la foto dalla realtà, rendendola più sensazionalistica, Claudio lavora al contrario: la post-produzione serve a rendere nel miglior modo possibile la realtà. E questi seascapes ne sono la prova lampante. Guardateli, vi prego, seguendo questo link. Il tuo sushi, la tua pizza, Claudio: indimenticabili…

C’è poi stato Michele, che a parte panificare per l’unico forno ogni notte, con grande passione ha riportato le vacche a Linosa. Qui, 25 anni fa, di vacche se ne allevavano più di 500; poi, stupide leggi europee lontane e incuranti di realtà isolate e remote come questa ne hanno imposto l’eliminazione. Ma Michele ci sta riprovando, per uso personale, chiaro. Due chicche: le vacche mangiano pale di fichi d’india, che qui si usano per delimitare i terreni, e la ricotta si fa con l’acqua di mare.

E infine Piero Zambuto, scultore che trae ispirazione dall’immensa energia di Linosa, che ci ha anche lui aperto le porte del suo mondo, fatto di ricerca della forma perfetta, tra nudo femminile e poesia della pietra e del legno.

Si riparte per Ortigia, prima delle due isole atipiche (l’altra è Gallipoli), 150 miglia con la sagoma inquietante della meno mediterranea fra le isole, Malta, in mezzo. Ma Linosa rimarrà impressa qui, nella mente, tanto tanto a lungo…

 

Pubblicato il: 26.Lug.2018   Lascia un commento