#29 Tremiti – Partenza

Lascio alle spalle anche Tremiti. Piccoli scogli fra Gargano e Molise colonizzati in epoca borbonica dove si parla napoletano. Le due isole principali e abitate, l’una di fronte all’altra, sono diversissime. San Domino, più grande, ha quasi nulla di storico. Solo villette e strutture turistiche, tutto recente, ma tutto immerso in un’immensa pineta e in un’atmosfera surreale, a metà fra isola croata e bosco dell’Appennino. San Nicola, invece, è un gioiello da rivalorizzare. Un’abbazia cisterciense che domina il mare, fra mura, chiostri e un paesino carinissimo.

Ho fatto una delle più belle immersioni della mia vita con un altro diving fantastico, che più che un diving è una grande famiglia. Dalle Marche, Tony, persona straordinaria e straordinariamente gentile, è venuto qui vent’anni fa, dove a mala pena la subacquea esisteva, e da allora chissà quante migliaia di persone ha fatto arrivare! I suoi figli, Luca e Gianmarco lo seguono con entusiasmo, e così il futuro diventa presente. Grazie per un’accoglienza indimenticabile, Tremiti Diving Center, si respira un’aria di casa con voi.

Poi ho chiacchierato con il sindaco, Antonio, pieno di idee e iniziative a mio avviso giuste. A lui e alla collaborazione con Ekoe stoviglie e monouso compostabile si deve la prima ordinanza in Italia che vieta le plastiche monouso. Complimenti, ma adesso c’è da farla rispettare, creando una vera sensibilità nella gente.

Ci sono stati temporali, a causa del vento forte mi si è bucato un tubolare che grazie alla solidarietà isolana è già riparato, ci sono stati i fuochi d’artificio di un ferragosto grigio ma fresco. Adesso rotta in Croazia per risalire fino a Grado, penultima tappa. 250 miglia almeno…

 


Pubblicato il: 16.Ago.2018   Lascia un commento

#26 Linosa – Partenza

Che dire di Linosa… Forse la più autentica di tutte, quella che di più ha saputo difendersi dal turismo di massa rimanendo fedele a se stessa, accogliendo con gioia i turisti invece di spennarli in modo impersonale come accade in tanti altri posti.

A Linosa è difficile arrivare, più remoto di così, in Italia, non c’è nulla. E così chi viene lo fa con totale consapevolezza, e arriva qui con uno spirito aperto, pronto a scoprire un’isola che non è solo bei paesaggi o mare cristallino, ma soprattutto begli incontri.

E io, di begli incontri, ne ho fatti tanti in quelli che dovevano essere tre giorni e alla fine sono diventati otto per via del Maestrale. Tutto è nato da Claudia, Giovanni e Francesca del Terraferma Diving, uno dei migliori diving dove sia stato, un diving che è anche il polo culturale di Linosa – cosa fantastica in un paese, l’Italia, in cui ahimè troppo poco spesso subacquea fa rima con cultura. Polo culturale dove l’accoglienza è la prima regola, e la seconda è la condivisione: pilastri della mediterraneità. Non so come ringraziarvi, ragazzi, e questo d’altra parte non è il posto giusto per farlo.

Il diving si chiama Terraferma perché l’amicizia dei soci nacque proprio sul set di Terraferma, quel capolavoro che è il film di Emanuele Crialese, girato una manciata di anni fa proprio qui a Linosa. E chi vado a incontrare, conoscere, e intervistare? Proprio Emanuele Crialese, uomo dolcissimo, pieno di poesia e sensibilità. È stato un grande privilegio e una grande ispirazione, conoscerti, Emanuele. Grazie anche a te per esserti aperto e avere capito tutto.

Poi un uomo fantastico e un professionista impressionante, Claudio Palmisano, fotografo che per sei mesi all’anno vive qui in una casetta che ha trasformato in un piccolo studio fotografico. Fra le mille cose, Claudio ha studiato un metodo per creare delle composizioni fotografiche panoramiche subacquee che rendono giustizia alla grandisità dei fondali linosani. Se nel mondo dell’apparire internettiano la post-produzione per lo più allontana la foto dalla realtà, rendendola più sensazionalistica, Claudio lavora al contrario: la post-produzione serve a rendere nel miglior modo possibile la realtà. E questi seascapes ne sono la prova lampante. Guardateli, vi prego, seguendo questo link. Il tuo sushi, la tua pizza, Claudio: indimenticabili…

C’è poi stato Michele, che a parte panificare per l’unico forno ogni notte, con grande passione ha riportato le vacche a Linosa. Qui, 25 anni fa, di vacche se ne allevavano più di 500; poi, stupide leggi europee lontane e incuranti di realtà isolate e remote come questa ne hanno imposto l’eliminazione. Ma Michele ci sta riprovando, per uso personale, chiaro. Due chicche: le vacche mangiano pale di fichi d’india, che qui si usano per delimitare i terreni, e la ricotta si fa con l’acqua di mare.

E infine Piero Zambuto, scultore che trae ispirazione dall’immensa energia di Linosa, che ci ha anche lui aperto le porte del suo mondo, fatto di ricerca della forma perfetta, tra nudo femminile e poesia della pietra e del legno.

Si riparte per Ortigia, prima delle due isole atipiche (l’altra è Gallipoli), 150 miglia con la sagoma inquietante della meno mediterranea fra le isole, Malta, in mezzo. Ma Linosa rimarrà impressa qui, nella mente, tanto tanto a lungo…

 

Pubblicato il: 26.Lug.2018   Lascia un commento

#25 Lampedusa – Partenza

Lampedusa e Linosa, geograficamente, sono certamente le più estreme fra le piccole isole italiane. Lampedusa è la più lontana da tutto, la più arida – mi ha sempre fatto pensare a un pezzo di deserto piatto staccatosi dall’Africa – e, negli ultimi venti anni almeno, la più tartassata fraintesa usata.
Che Lampedusa fosse tutto questo lo sapevo. Ma che avrei trovato le persone giuste per raccontarmelo era meno scontato. Anzi, ammetto che sentivo tanta pressione addosso perché temevo di non riuscire a stanarle in così poco tempo.

E invece. Ho guardato dentro occhi agguerriti e profondissimi e ho conosciuto persone con una forza eroica e un grandissimo talento.

Simone è un lampedusano che da tanti anni ormai è proprietario (ora coproprietario) del Pelagos Diving Center Lampedusa. Un uomo con lunghi capelli al vento che vive per il mare, tanto con le bombole quanto in barca a vela (mi ricorda qualcuno…). Abbiamo parlato di come sia cambiata Lampedusa sott’acqua, di come si sia svuotata quella che era considerata La Mecca della pesca nel Mediterraneo. Da bambino ero venuto qui due volte, più di vent’anni fa, con mio padre e mio zio, a pescare, Lampedusa era Il Mito. E invece anche qui, pur rimanendo un mare splendido, lo svuotamento è palese. L’inquinamento ma soprattutto una pesca incondizionata, senza pensare al futuro, ingorda, dei lampedusani quanto dei pescatori giapponesi, spagnoli, siciliani, tunisini, che razzolano via tutto sono certamente le cause principali. Simone, grazie per la schiettezza, la disponibilità, i racconti a telecamere spente, grazie…

Giacomo, invece, è indefinibile. Grande barba nera e capelli ricci, con la sua poliedrica associazione Askavusa Lampedusa aiuta i lavoratori a difendere i propri diritti così come fa rivivere la tradizione siciliana dell’Opera dei Pupi e del Cuntu (lo vedrò in scena a Linosa sabato!). Dipinge, suona, crea strumenti musicali, e ha interamente decorato la sede dell’associazione con pezzi delle barche dei migranti e con oggetti trovati dentro raccolti illegalmente (“e fiero di averlo fatto illegalmente in una società in cui la legalità è ormai spessissimo criminale”) dalla discarica dove lo stato distrugge queste barche. Entrando nel tuo posto, Giacomo, l’impatto è bestiale. Si tocca con mano Lampedusa…

Poi la vulcanica Jazira Caterina. Una meravigliosa pazza! Anche nel suo caso, entrando nella sala della sua associazione IL Giglio Marino si è investiti da un’ondata di umanità che inebria e stona. Caterina lavora come psicologa al Centro d’Accoglienza di Lampedusa, quotidianamente cerca di aiutare chi sbarca, grandi e piccini. E queste persone le regalano disegni, quando non partecipano a delle creazioni comuni che le aiutano a rielaborare e trasformare il dolore per poter sopravvivere. Grazie a Caterina i bambini lampedusani hanno imparato a conoscere e riconoscere i migranti como loro simili, diritti violati per gli uni e per gli altri, fratelli. Lampedusa è terra di eroi e, fra qualche anno, le sue nuove generazioni avranno un grande passo avanti rispetto ai coetanei italiani.

E infine Filippo, un coetano mio che si schiera in politica con idee realmente nuove, giovani, senza compromessi, e ci crede, ci crede veramente. Fra le mille concretissime iniziative, lui e i suoi amici hanno creato la Porta d’Europa, monumento ai morti del Canale di Sicilia nel punto quasi più a Sud d’Italia, hanno dato vita a una seguitissima radio locale!, e vorrebbero finalmente che Lampedusa cambi, che la sanità funzioni, che si usino energie rinnovabili invece di una centrale elettrica a gasolio come quelle che ancora oggi, ahimè, alimentano la maggior parte delle isole. Non credevo che esistessero ancora dei politici sani. A Lampedusa ho cambiato idea.

Questo e molto altro in uno scoglio così piccolo, desertico ed estremo. Che Italia assurdamente ricca si cela dietro la facciata turistica, da cartolina, dei posti più sperduti…

Si riparte per Linosa, una manciata di miglia e un’isola, ancora, diversissima.

 


Pubblicato il: 18.Lug.2018   Lascia un commento

#24 Pantelleria – Partenza

Che posto, Pantelleria! Piantata nel Canale di Sicilia, più vicina alla Tunisia che alla Sicilia, imponente, nera, verde…

Tante, troppe storie si nascondono su questo scoglio. A cominciare da Giancarlo e Cristian di Konza Kiffi – Azienda Agricola, due fratelli giovanissimi che dopo aver lavorato nella ristorazione all’estero hanno deciso di tornare nella loro terra per coltivare e creare prodotti lavorati di qualità altissima. È stato un onore raccogliere pomodori seccagni con voi in una delle campagne più belle ch’io abbia mai visto, quella di Piano Ghirlanda.

La campagna, già, che da sempre dà vita e lavoro a Pantelleria e che, mi sembra, rispetto ad altre isole, ancora sopravvive. Con miliardi di km di muretti a secco tutto sommato in buono stato. Ma, come dice Giancarlo, bisogna avere voglia di faticare, di sporcarsi le mani, perché la storia di questa campagna così mediterranea continui…

Poi Donnafugata. Quelli del Ben Ryé, il miglior Passito di Pantelleria, per intenderci. Appunto, gente che si sporca le mani, sebbene al passo coi tempi. Un grazie immenso a Ivan Caronna e ad Antonio Rallo per avermi accolto nella loro incantevole tenuta e raccontato del mitico passito e dei misteriosi giardini panteschi. Il Ben Ryé, ça va sans dire, un capolavoro di vino 

Tutta questa energia che sprigiona la vulcanica Pantelleria, qualche artista doveva pure incanalarla. Sono rimasto estasiato nel vedere lavorare Sebastiano Fischer Ceramic Art. Una storia di passione per quest’isola e delle ceramiche raku (e non solo) sublimi, nate realmente dalla pancia di quest’isola. Grazie, Sebastiano

Infine, una donna speciale. Una delle primissime subacquee d’Italia, che fino all’anno scorso, prima di perdere quasi definitivamente la vista, rilasciava brevetti nonostante una venerandissima età. Maria Ghelia, torinese, rimasta innamorata del mare di Pantelleria trent’anni fa, che ha speso una vita nel creare conoscienza subacquea specie fra i bambini, nelle scuole. Una donna magnetica e con le palle, che aveva anche redatto una proposta, per una volta veramente basata su analisi scientifiche, per un Area Marina Protetta che colpevolmente qui ancora non esiste.

Forse più che mai parto con il desiderio di tornare. La bellezza che c’è qui, io raramente…

Ma Lampedusa aspetta, nonostante lo Scirocco contrario seppur deboluccio. Se non mi squaglio su Maribelle domani sono lì, in quest’altro posto così importante per questo nostro Mediterraneo…

 


Pubblicato il: 12.Lug.2018   Lascia un commento

#21 Marettimo – Partenza

Marettimo è un luogo di bellezza disarmante. Se è vero che tutte le isole sono posti bellissimi, senza eccezioni, Marettimo è probabilmente più bello di molti altri – perché è remoto al punto giusto, perché la sua morfologia è imponente e selvaggia, perché il piccolo paesino è carinissimo e perché sott’acqua nasconde tesori veri.

Si tratta di un’isola di marittimi (che è rara, visto che la maggior parte delle isole aveva un’economia prevalentemente agricola), e lo si può sentire subito. Il suo popolo è abituato ad emigrare e accogliere. Sono passionali e sorridenti, aperti. Ho incontrato ragazzi giusti come Francesco, disposti a condividere le sue meraviglie oltre una mera logica turistica, spontaneamente e con professionalità. È proprio un peccato che dal prossimo anno anche la scuola primaria non riaprirà…

Ho intervistato Vito Vaccaro, bastione storico dell’identità dell’isola da cui dovremmo più che mai cercare una visione del futuro. Ci ha detto, per esempio, la storia dei pescatori di salmone, che ancora oggi arrivano e vanno dall’Alaska a pescare per uno o due mesi ogni anno.

Poi Leonardo, l’apicoltore di Isola Del Miele, che produce qui tonnellate (non è uno scherzo) di un tesoro così grande che ha vinto diversi premi nazionali. Ci ha detto che qui non c’è nessun problema con la mortalità delle api, perché non c’è agricoltura che inquina l’aria con pesticidi che danneggiano gli insetti.

E finalmente i miei amici del Blu Tek Diving – MarettimoDavide e Diletta, che per amore per Marettimo e per il suo mare hanno comprato qualche anno fa un centro diving e addirittura si sono sposati, qui. Dopo qualche immersione, per la prima volta il primato assoluto che il mare di Ustica ha nella mia esperienza subacquea è stato rimesso in discussione. Un grazie speciale a voi, ragazzi.

Quindi ora ci di di nuovo a levanzo, a soli 12 km di distanza mentre lo scirocco soffia…

(La foto è di Ferdinando Meli, che ringrazio tantissimo. Quello sono io accanto a una splendida colonia di Leptogorgia sarmentosa.)

 


Pubblicato il: 2.Lug.2018   Lascia un commento