#30 Grado – Partenza

Di Grado ho già detto tanto. Che mi ha emozionato tanto l’impatto con la laguna, di Gianni Maran: artista che è una delle persone più generose e estrose al tempo stesso ch’io abbia mai conosciuto, di un’isola che è anche terra di confine verso i balcani, e che come tante altre fatica a mantenere viva un’identità di fronte al turismo e alla modernità.

Adesso si riparte. Per l’ultima volta. Altra laguna, quella veneta, all’orizzonte. Per un momento, credo, mi sembrerà Itaca o, molto più poeticamente alla greca, Ithakí.

 


Pubblicato il: 22.Ago.2018   Lascia un commento

#30 Grado – I pesci di Gianni

A Grado ho fatto un altro incontro speciale. Gianni Maran è un’artista a 360 gradi sbalorditivo, profondo e che non si prende mai sul serio (date un occhiata al suo sito). Ma soprattutto un amico, capace di un’accoglienza straordinaria ad un perfetto sconosciuto come me che lo chiama dal mare poche ore prima di arrivare.

E allora viene a galla, ancora una volta, che a Nord (questo è il punto più a Nord del mio viaggio) come a Sud (be’, vi lascio pensare a quale sia il punto più a Sud ch’io abbia toccato) le isole sono i luoghi dell’accoglienza. Da sempre, per sempre.

 


Pubblicato il: 21.Ago.2018   Lascia un commento

#28 Gallipoli – Partenza

Ad Ortigia come a Gallipoli gli autoctoni hanno due usi lessicali/grammaticali che dimostrano inequivocabilmente quanto esse siano isole fino in fondo.
1. Per lo stato in luogo non si usa la preposizione “a” quanto piuttosto “in”: in Ortigia, in Gallipoli. Se ci si pensa, la stessa preposizione si usa per Sicilia o Sardegna, che certamente sono isole.
2. Per indicare l’isola si parla di “scoglio”, proprio come fanno tutti, e dico proprio tutti, gli isolani delle isole remote tutte.

Detto ciò, Gallipoli, che in greco vuol dire “Città bella”. Un posto pazzesco. Una città che per almeno 300 anni fa fu l’equivalente di Dubai oggi per il quasi monopolio in tutta Europa dell’olio lampante (quello cioè adibito all’illuminazione), che illuminava le strade da Londra a Oslo. E siccome i confini dell’isola quelli sono, ed era fatta interdizione di costruire al di fuori di essa, cioè oltre il cortissimo ponte, nacquero 34 frantoi ipogei dove si produceva olio. 34! Altra chicca: in Gallipoli non ci sono piazze, non si poteva sprecare il poco spazio esistente! E infine in Gallipoli non si balla la pizzica, che rappresenta l’essenza campagnola del Salento: si preferivano i canti melodici stile napoletano, per intenderci.

L’accoglienza e gli incontri sono stati indimenticabili e particolarmente arricchenti. Per cominciare, il Circolo della Vela Gallipoli, tramite MassimoGlauco, che ha accudito Maribelle e mi ha fatto sentire un velista vero (cosa che non sono).

Poi l’incontro con due ragazzi fantastici, Enrico e Renato dell’Associazione EMYS, che hanno dato vita, lottando e sgomitando per difendersi dai mostruosi interessi turistici, a un luogo magico: il Laboratorio Urbano Liberalarte Gallipoli. In un ex chiostro monastico, insospettabile dietro una porticina sui bastioni della città, un contenitore di arte, artigianato, innovazione e tradizione dove in una sala si osserva un’esposizione di quadri da toccare, in un’altra ci si immerge fra balene e tartarughe con occhiali da realtà virtuale (gioia dei più piccoli) o in un’altra ancora si ascoltano i suoni associati alle mille tradizioni gallipoline declinate secondo le quatto stagioni.

E poi l’incredibile, vulcanica e dolcissima Raffaela, architetto salentino nata a Milano responsabile culturale del Castello di Gallipoli. Altro posto incredibile che, da discarica che era fino al 2014, grazie a Raffaela e ai suoi collaboratori è diventato il polo culturale della città, con mostre (in questi mesi una intelligentissima sui selfie dal titolo #selfati!) e soprattutto eventi (yoga, aperitivi tematici, serate musicali) che provano caparbiamente ad avvicinare i turisti, che purtroppo in Gallipoli non spiccano, diciamo così, per livello culturale eccelso (Gallipoli negli ultimi anni è diventata l’Ibiza italiana) al mondo della cultura.

In poche isole, davvero, ho trovato un tale attaccamento allo scoglio, alle sue tradizioni e alla sua identità come in Gallipoli.

È ancora più duro, stamani, lasciare questo posto a cui, per vicende personali passate, ero già parecchio legato. In più, davanti a me la tappa più lunga, fino alle Tremiti: si prevede pochissimo vento e sempre contrario, calore estremo e un incontro con un altro mare ancora, l’Adriatico, ancora diverso, ancora unico. Con l’ombra di Venezia che da Nord incombe, ombra storica della megapotenza marinara che fu e ombra personale dell’ultima tappa di questo pazzo viaggio mio…

 

Pubblicato il: 6.Ago.2018   Lascia un commento

#27 Ortigia – Partenza

Ortigia è il centro storico di Siracusa. Arrivandoci, non ci si fa attenzione, ma si attraversa un ponte di una trentina di metri. Di conseguenza, seppure per poco, Ortigia è un’isola.

Ortigia è anche la storia di Siracusa. Fu colonia greca e fu la più importante di tutte al punto da sconfiggere persino i “genitori” greci in una storica guerra centinaia di anni prima di cristo. E la colonia nacque proprio ad Ortigia e non sulla terraferma.

Inserendola nel mio itinerario, mi chiedevo quanto oggi fosse isola, Ortigia, e quanto isolani si sentissero i suoi abitanti. Ancora una volta, due giorni sono pochi per capirlo, ma delle prove che un senso d’insularità esista anche qui le ho avute. Dalla commozione di Massimo Sinatra nell’attraversare ogni giorno il ponte per andare a lavoro a creare incantevoli gioielli, alcuni dei quali ispirati direttamente alla storia greca di Ortigia. O dai racconti sulla vita “di paese” di un’ortigiana d’adozione, Tiziana, dell’Enoteca “a putia” delle cose buone (dove si mangia benissimo e si respira aria di casa).

Insomma, tanto ci sarebbe da dire e da indagare. Ma non è il mio scopo, adesso, qui. Io so solo che Ortigia è uno dei posti più belli d’Italia in assoluto, la Piazza Minerva è secondo me (e secondo Emanuele Crialese) la piazza più bella d’Italia, ma il costo di un appartamento al metro quadro si aggira intorno ai 10 mila euro, e così quest’equilibrio già parzialmente destabilizzato da una quantità esorbitante di turismo è fragilissimo e rischia di rompersi giorno dopo giorno. Ci vorrebbero più persone come Paola, proprietaria di un B&B incantevole, donna accogliente, con tanta voglia di condividere e attaccatissima alla sua Ortigia. Grazie mille, Paola…

Adesso però mi aspettano un’altra isola atipica, il centro storico di Gallipoli, e per arrivarci la tappa più lunga fino ad ora: 240 miglia di Mar Ionio.

 


Pubblicato il: 30.Lug.2018   Lascia un commento

#19 Sant’Antioco – Partenza

Oggi si riparte per Carloforte, qui di fronte a una manciata di miglia.

L’isola di Sant’Antioco ha due, diversissimi, comuni: Sant’Antioco e Calasetta. A Sant’Antioco abbiamo fatto un incontro veramente speciale. Barbara e Simona della Cooperativa Sociale Le Api, che nulla ha a che vedere con il miele. Queste ragazze e gli altri lavorano sull’educazione di persone con ogni tipo di disabilità, con un approccio immensamente umano. Il Sulcis Iglesiente, cui appartiene Sant’Antioco, è fra l’altro la provincia più povera d’Italia, e la percentuale di malattie genetiche è decisamente più alta rispetto alle medie mondiali, certamente (questo lo affermo io) per la storica presenza di miniere e industrie pesanti, anche se nessuna autorità ha le palle per ammetterlo. E allora questi ragazzi lottano e sono riusciti a creare una realtà virtuosa, che funziona per i “pazienti” ma anche per i dipendenti, che lavorano, retribuiti e felici.
Come progetto annesso, l’Associazione Le Rondini “NEW” ha appena attrezzato la prima spiaggia in Sardegna dove la gente con disabilità motorie gravi può addirittura fare il bagno!

A Calasetta, invece, sabato incontrerò la gente della Fondazione MACC del relativo Museo d’Arte Contemporanea, una realtà fantastica per un posto piccolo come Calasetta, uno dei due comuni di Sant’Antioco. Un’artista cilena e una sarda stanno preparando in segreto una performance fra geologia, tessitura e musica…

Pubblicato il: 20.Giu.2018   Lascia un commento