#28 Gallipoli – Partenza

Ad Ortigia come a Gallipoli gli autoctoni hanno due usi lessicali/grammaticali che dimostrano inequivocabilmente quanto esse siano isole fino in fondo.
1. Per lo stato in luogo non si usa la preposizione “a” quanto piuttosto “in”: in Ortigia, in Gallipoli. Se ci si pensa, la stessa preposizione si usa per Sicilia o Sardegna, che certamente sono isole.
2. Per indicare l’isola si parla di “scoglio”, proprio come fanno tutti, e dico proprio tutti, gli isolani delle isole remote tutte.

Detto ciò, Gallipoli, che in greco vuol dire “Città bella”. Un posto pazzesco. Una città che per almeno 300 anni fa fu l’equivalente di Dubai oggi per il quasi monopolio in tutta Europa dell’olio lampante (quello cioè adibito all’illuminazione), che illuminava le strade da Londra a Oslo. E siccome i confini dell’isola quelli sono, ed era fatta interdizione di costruire al di fuori di essa, cioè oltre il cortissimo ponte, nacquero 34 frantoi ipogei dove si produceva olio. 34! Altra chicca: in Gallipoli non ci sono piazze, non si poteva sprecare il poco spazio esistente! E infine in Gallipoli non si balla la pizzica, che rappresenta l’essenza campagnola del Salento: si preferivano i canti melodici stile napoletano, per intenderci.

L’accoglienza e gli incontri sono stati indimenticabili e particolarmente arricchenti. Per cominciare, il Circolo della Vela Gallipoli, tramite MassimoGlauco, che ha accudito Maribelle e mi ha fatto sentire un velista vero (cosa che non sono).

Poi l’incontro con due ragazzi fantastici, Enrico e Renato dell’Associazione EMYS, che hanno dato vita, lottando e sgomitando per difendersi dai mostruosi interessi turistici, a un luogo magico: il Laboratorio Urbano Liberalarte Gallipoli. In un ex chiostro monastico, insospettabile dietro una porticina sui bastioni della città, un contenitore di arte, artigianato, innovazione e tradizione dove in una sala si osserva un’esposizione di quadri da toccare, in un’altra ci si immerge fra balene e tartarughe con occhiali da realtà virtuale (gioia dei più piccoli) o in un’altra ancora si ascoltano i suoni associati alle mille tradizioni gallipoline declinate secondo le quatto stagioni.

E poi l’incredibile, vulcanica e dolcissima Raffaela, architetto salentino nata a Milano responsabile culturale del Castello di Gallipoli. Altro posto incredibile che, da discarica che era fino al 2014, grazie a Raffaela e ai suoi collaboratori è diventato il polo culturale della città, con mostre (in questi mesi una intelligentissima sui selfie dal titolo #selfati!) e soprattutto eventi (yoga, aperitivi tematici, serate musicali) che provano caparbiamente ad avvicinare i turisti, che purtroppo in Gallipoli non spiccano, diciamo così, per livello culturale eccelso (Gallipoli negli ultimi anni è diventata l’Ibiza italiana) al mondo della cultura.

In poche isole, davvero, ho trovato un tale attaccamento allo scoglio, alle sue tradizioni e alla sua identità come in Gallipoli.

È ancora più duro, stamani, lasciare questo posto a cui, per vicende personali passate, ero già parecchio legato. In più, davanti a me la tappa più lunga, fino alle Tremiti: si prevede pochissimo vento e sempre contrario, calore estremo e un incontro con un altro mare ancora, l’Adriatico, ancora diverso, ancora unico. Con l’ombra di Venezia che da Nord incombe, ombra storica della megapotenza marinara che fu e ombra personale dell’ultima tappa di questo pazzo viaggio mio…

 

Pubblicato il: 6.Ago.2018   Lascia un commento

#27 Ortigia – Partenza

Ortigia è il centro storico di Siracusa. Arrivandoci, non ci si fa attenzione, ma si attraversa un ponte di una trentina di metri. Di conseguenza, seppure per poco, Ortigia è un’isola.

Ortigia è anche la storia di Siracusa. Fu colonia greca e fu la più importante di tutte al punto da sconfiggere persino i “genitori” greci in una storica guerra centinaia di anni prima di cristo. E la colonia nacque proprio ad Ortigia e non sulla terraferma.

Inserendola nel mio itinerario, mi chiedevo quanto oggi fosse isola, Ortigia, e quanto isolani si sentissero i suoi abitanti. Ancora una volta, due giorni sono pochi per capirlo, ma delle prove che un senso d’insularità esista anche qui le ho avute. Dalla commozione di Massimo Sinatra nell’attraversare ogni giorno il ponte per andare a lavoro a creare incantevoli gioielli, alcuni dei quali ispirati direttamente alla storia greca di Ortigia. O dai racconti sulla vita “di paese” di un’ortigiana d’adozione, Tiziana, dell’Enoteca “a putia” delle cose buone (dove si mangia benissimo e si respira aria di casa).

Insomma, tanto ci sarebbe da dire e da indagare. Ma non è il mio scopo, adesso, qui. Io so solo che Ortigia è uno dei posti più belli d’Italia in assoluto, la Piazza Minerva è secondo me (e secondo Emanuele Crialese) la piazza più bella d’Italia, ma il costo di un appartamento al metro quadro si aggira intorno ai 10 mila euro, e così quest’equilibrio già parzialmente destabilizzato da una quantità esorbitante di turismo è fragilissimo e rischia di rompersi giorno dopo giorno. Ci vorrebbero più persone come Paola, proprietaria di un B&B incantevole, donna accogliente, con tanta voglia di condividere e attaccatissima alla sua Ortigia. Grazie mille, Paola…

Adesso però mi aspettano un’altra isola atipica, il centro storico di Gallipoli, e per arrivarci la tappa più lunga fino ad ora: 240 miglia di Mar Ionio.

 


Pubblicato il: 30.Lug.2018   Lascia un commento

#26 Linosa – Partenza

Che dire di Linosa… Forse la più autentica di tutte, quella che di più ha saputo difendersi dal turismo di massa rimanendo fedele a se stessa, accogliendo con gioia i turisti invece di spennarli in modo impersonale come accade in tanti altri posti.

A Linosa è difficile arrivare, più remoto di così, in Italia, non c’è nulla. E così chi viene lo fa con totale consapevolezza, e arriva qui con uno spirito aperto, pronto a scoprire un’isola che non è solo bei paesaggi o mare cristallino, ma soprattutto begli incontri.

E io, di begli incontri, ne ho fatti tanti in quelli che dovevano essere tre giorni e alla fine sono diventati otto per via del Maestrale. Tutto è nato da Claudia, Giovanni e Francesca del Terraferma Diving, uno dei migliori diving dove sia stato, un diving che è anche il polo culturale di Linosa – cosa fantastica in un paese, l’Italia, in cui ahimè troppo poco spesso subacquea fa rima con cultura. Polo culturale dove l’accoglienza è la prima regola, e la seconda è la condivisione: pilastri della mediterraneità. Non so come ringraziarvi, ragazzi, e questo d’altra parte non è il posto giusto per farlo.

Il diving si chiama Terraferma perché l’amicizia dei soci nacque proprio sul set di Terraferma, quel capolavoro che è il film di Emanuele Crialese, girato una manciata di anni fa proprio qui a Linosa. E chi vado a incontrare, conoscere, e intervistare? Proprio Emanuele Crialese, uomo dolcissimo, pieno di poesia e sensibilità. È stato un grande privilegio e una grande ispirazione, conoscerti, Emanuele. Grazie anche a te per esserti aperto e avere capito tutto.

Poi un uomo fantastico e un professionista impressionante, Claudio Palmisano, fotografo che per sei mesi all’anno vive qui in una casetta che ha trasformato in un piccolo studio fotografico. Fra le mille cose, Claudio ha studiato un metodo per creare delle composizioni fotografiche panoramiche subacquee che rendono giustizia alla grandisità dei fondali linosani. Se nel mondo dell’apparire internettiano la post-produzione per lo più allontana la foto dalla realtà, rendendola più sensazionalistica, Claudio lavora al contrario: la post-produzione serve a rendere nel miglior modo possibile la realtà. E questi seascapes ne sono la prova lampante. Guardateli, vi prego, seguendo questo link. Il tuo sushi, la tua pizza, Claudio: indimenticabili…

C’è poi stato Michele, che a parte panificare per l’unico forno ogni notte, con grande passione ha riportato le vacche a Linosa. Qui, 25 anni fa, di vacche se ne allevavano più di 500; poi, stupide leggi europee lontane e incuranti di realtà isolate e remote come questa ne hanno imposto l’eliminazione. Ma Michele ci sta riprovando, per uso personale, chiaro. Due chicche: le vacche mangiano pale di fichi d’india, che qui si usano per delimitare i terreni, e la ricotta si fa con l’acqua di mare.

E infine Piero Zambuto, scultore che trae ispirazione dall’immensa energia di Linosa, che ci ha anche lui aperto le porte del suo mondo, fatto di ricerca della forma perfetta, tra nudo femminile e poesia della pietra e del legno.

Si riparte per Ortigia, prima delle due isole atipiche (l’altra è Gallipoli), 150 miglia con la sagoma inquietante della meno mediterranea fra le isole, Malta, in mezzo. Ma Linosa rimarrà impressa qui, nella mente, tanto tanto a lungo…

 

Pubblicato il: 26.Lug.2018   Lascia un commento

#23 Favignana – Partenza

Come già successo per le isole che più mi spaventavano per dimensione o afflusso turistico (Capri, Lipari, Elba), anche Favignana aveva in serbo grandi sorprese.

L’A.S.D Gulliver scuola vela Favignana, per iniziare, è una scuola vela che, tutto l’anno, accoglie più della metà dei bambini dell’isola, insegnando loro non solo a navigare (arrivando anche a competere a livello nazionale), ma anche le regole di gestione e convivenza all’interno di una struttura che ha bisogno dell’aiuto di tutti per esistere. Il mitico Peppone la dirige superbamente da oltre 20 anni ormai. Ci sono solo pochissimi figli di turisti, quelli che passano tutta l’estate qui; a parte loro, Gulliver vive incurante dell’invasione di massa estiva.

Quest’invasione, su un’isola vicina alla terraferma e tutto sommato molto comoda, attira tanti soldi. E i soldi attirano tanti interessi. Così succede che il cuore autentico di Favignana, il Borgo Marinaro di Punta Lunga, un vero gioiello Mediterraneo, è da qualche anno in pericolo per le concessioni richieste da vari speculatori forestieri che vorrebbero buttar via i pescatori dal borgo per per riempirlo di altri gommoni da affittare due mesi all’anno. Ma Favignana resiste, formando un’associazione capitanata dal sorridente normanno Giuseppe Campo.

Così succede che la presenza della Mafia qui è forte e accertata. Ma Favignana resiste. All’associazione Casa Macondo è stata affidata una casa confiscata alla Mafia, per esempio, dove i bambini sull’isola, per tutto l’inverno, hanno un ritrovo sano e culturale che li toglie dalla strada. Grazie di cuore a Barbara e Michele (Macondo Mic) per aver pazientemente spiegato e raccontato tutto questo e soprattutto per, senza guadagnarci una lira, portare avanti questa realtà.

Poi la saggezza di Maria Guccione, dall’alto dei suoi 80 anni ma molto più giovane di molti, che ci ha raccontato delle sue battaglie e, con gli occhi ancora quasi iniettati con il sangue della passione, ci ha spiegato come vanno portate avanti, le battaglie: con passione, certo, ma anche con le conoscenze tecniche e agendo alla base, politicamente. Scrivere un post su Facebook, la versione moderna del concetto di “battaglia”, serve quasi solo a scaricare la rabbia personale. Combattere è un’altra storia…

E infine, la simpatia e l’ostinazione, anch’esse molto mediterranee, di Paolo Balistreri, biologo marino che prova e cerca di lavorare sulla sua isola, dove con una delle più grandi Aree Marine Protette del Mediterraneo sarebbe naturale trovare lavoro. Soprattutto quando sei veramente bravo in quello che fai. Ti auguro con tutto il cuore di farcela, Paolo.

E finalmente finalmente, a Favignana c’è l’arena, il cinema estivo all’aperto, più bello di sempre in una fantastica ex cava di tufo / giardino ipogeo!

Dimenticavo la fantastica ospitalità di un Diving atipico, divertente, professionale, assolutamente autentico, quello di Vincenzo e Ciccio, Egadi Scuba Diving. Un grande grazie anche a voi.

Ma adesso, dopo troppa attesa, è arrivato il nuovo tracker che invia la mia posizione in tempo reale. Posso navigare di nuovo in sicurezza! A noi due, Canale di Sicilia: Pantelleria, sto arrivando!

 


Pubblicato il: 9.Lug.2018   Lascia un commento

#9 Capri – Partenza

E lasciamo anche Capri con nuovi amici e tanta voglia di scoprire quest’isola pazzescamente mediterranea e artistica che prova a difendersi dagli artigli invisibili e insidiosissimi del turismo sfrenato.

Grazie a Costantino Esposito e a Giuseppe del Marina di Capri per l’accoglienza entusiasta nonostante si prepari una mega regata stile Formula 1 con barche a vela assurde.
E poi Nabil Pulita di Blue Capri per le perle di saggezza, Annarita di Kaire Arte Capri – Associazione Culturale per averci fatto capire, passeggiando nella cultura, da quali profondissime radici nasca il mito, giustificato, di Capri.Franco Senesi di Liquid art system per perpetuare la tradizione artistica in chiave contemporanea. E i ragazzi di Caprionline per provare a costruire un turismo sostenibile e di qualità. E infine al “professore” per l’appartamento nella natura lontano da tutto, immerso nella macchia di mirto e vista Faro.

Tutto questo, in neanche due giorni, è stato Capri. Wow…

E ora, Procida: arriviamo!

 

Pubblicato il: 12.Mag.2018   Lascia un commento