#31,32,33 Laguna veneta – La fine del viaggio

Quando scelsi Venezia come tappa finale del mio viaggio non sapevo proprio cosa aspettarmi. Ero spaventato dalla fama che la precede, una città trasformata in parco attrazioni quasi priva ormai di un’identità.
Il mio interesse verso Venezia è cominciato a cambiare quando mi sono imbattuto nel mio deus ex machina Marco (di dii ex machina in quest’avventura ce n’è stati due o tre almeno, tutti indimenticabili), uomo meraviglioso, divertente, pazzo!, con un senso d’accoglienza sconfinato, che dopo una semplice telefonata mi aveva già organizzato una decina di incontri tutti con persone una più interessante dell’altra. L’interesse è andato crescendo quando ho scoperto – e mi sono vergognato della mia ignoranza – che tutta l’incredibile costa croata, colma di migliaia di isole, era tutta parte della Serenissima, a suo tempo. Piano piano si andava dipingendo nella mia mente l’immagine di una Venezia padrona dei mari e dei commerci la cui eredità doveva per forza essere ancora visibile nei luoghi ma soprattutto nelle persone.

Questi cinque giorni a Venezia mi hanno ulteriormente rimescolato le idee. Venezia non esiste, intanto. Venezia è la Laguna. La Laguna è un arcipelago. E nessuna delle sue isole ha senso di per sé, estratta dal contesto, unico, della Laguna. I Veneziani esistono eccome, sono gente solare, apertissima verso l’altro e verso il cambiamento, intraprendente. E poi sono isolani, isolani come gli altri isolani che ho conosciuto! Un po’ terroni, anche, a dirla tutta. E sono sparsi per la Laguna, appunto.

Sarà la lingua – ché quando parlano dialetto, e lo parlano assai, io non capisco praticamente nulla – sarà che io sì che sono effettivamente terrone, ma io in Laguna mi sono sentito in paese straniero. Tutto era nuovo, tutto sconosciuto, le regole civiche e di comunità tutte inedite. Che vaneggio pazzesco, ragazzi (da pronunciare con accento veneziano, questo)…

Un grande merito per questa chiave di lettura di cui non avevo idea me l’ha data inizialmente Davide, che sul suo barchino scassato e bellissimo, rigorosamente in legno, ci ha portati al cimitero. Sì, al cimitero. Che è un’isola che si chiama San Michele. E dopo aver aspettato che una barca scaricasse il feretro di turno per ormeggiarci, passeggiando fra le tombe improvvisamente si è aperta una porta di circa mille anni fa e… una vigna, davanti a noi c’era una vigna. Ecco, Davide fa parte di un’associazione che si chiama “La Laguna nel bicchiere, le vigne ritrovate” che recupera delle piccole vigne sparse per la Laguna e produce vino, certo un po’ casereccio, ma che non si vende e viene bevuto solo per ritrovarsi, fra veneziani, alla domenica sotto un qualche pergolato.
Poi siamo andati a scoprire l’Isola di Sant’Erasmo, detta l'”orto di venezia” e l’azienda agricola Da Gino e Inda di Michele e Giorgia. Una coppia attaccata alla terra, che recupera animali maltratti e che produce, bambini e ortaggi. E che si batte a testa bassa contro la burocrazia, che quella sì è all’italiana. Gente così di cuore io, sinceramente, ne ho vista raramente…

Poi la storia della Certosa, altra isola. Isola ex-militare ex-industriale abbandonata da decenni lì a una manciata di metri da Venezia. E allora è arrivato un certo Alberto Sonino, ex campione del mondo di vela leggera, regatista oceanico e molto altro che ha incanalato passione e conoscenze fatte durante una vita in giro per il mondo con uno scopo: restituire un luogo abbandonato alla città rendendolo il polo nautico della Laguna. E allora oggi, dopo più di dieci anni, alla Certosa c’è un Marina fighissimo con un carinissimo alberghetto, si affittano barche con motorizzazione elettrica per girare in Laguna, lavorano Maestri d’ascia per creare o restaurare barche in legno, si svolgono convegni internazionali sul futuro della nautica, si crea e si sogna. Il progetto si chiama Vento Di Venezia, e Alberto è una persona di un’intelligenza straordinaria, l’intelligenza di chi è capace di sognare in grande e di realizzarli, i sogni. Senza neanche parlare troppo.

Infine due altre formidabili realtà veneziane. La prima è la voga, che per molti qui è una religione. Intesa come arte marinaresca a tutto tondo, incluso la costruzione delle barche, particolarissime tanto quanto la Laguna dove navigano. E così ho conosciuto un altro ragazzo fantastico, Pietro Meneghin, che di mestiere fa il rémer, cioè costruisce remi e fórcole (che sarebbero i poggia remi, per capirci, ma che in realtà sono degli oggetti di una bellezza plastica assurda, da esporre in salone e ammirare per ore), e di passione voga. L’abbiamo ascoltato parlare di Venezia e del suo delicatissimo futuro, che passa proprio dal navigare lento, a remi o a vela, da una regolazione del traffico totalmente caotico, dannoso e, a volte, mafioso di taxi, vaporetti, navi che rendono la Laguna uno dei mari più mossi del mondo.
La seconda realtà è la splendida Libreria Mare di Carta di Cristina, una delle quattro librerie del mare d’Italia, che a Venezia è molto di più di una libreria: un punto di ritrovo di chi ama il mare e di veneziani in generale, un luogo dove darsi appuntamento per poi andare a fare un aperitivo, e un luogo dove parlare di politica, di politica sana, di futuro. Cristina è un vulcano, un’apneista e una libraia impareggiabile, che mi ha fatto pensare ad altri vulcani, altri apneisti, altri librai incontrati in questi mesi.

Ed ecco che le isole sono finite. Non ne ho più da raccontare, anche se volessi. Ho spogliato Maribelle dei suo paramenti e mi vado a rifugiare per un po’ in quella che fra tutte è più mia, Ustica.

Il viaggio è finito ma non 33 Isole, che anzi è agli albori. Sepro di restituire a queste persone incontrate, che per me sono degli eroi, almeno una parte di ciò che mi hanno trasmesso. Comincia presto il lavoro sul documentario del viaggio e delle genti. Ci vorrà del tempo, ma… stay tuned!

 


Pubblicato il: 28.Ago.2018   Lascia un commento

#21 Marettimo – Partenza

Marettimo è un luogo di bellezza disarmante. Se è vero che tutte le isole sono posti bellissimi, senza eccezioni, Marettimo è probabilmente più bello di molti altri – perché è remoto al punto giusto, perché la sua morfologia è imponente e selvaggia, perché il piccolo paesino è carinissimo e perché sott’acqua nasconde tesori veri.

Si tratta di un’isola di marittimi (che è rara, visto che la maggior parte delle isole aveva un’economia prevalentemente agricola), e lo si può sentire subito. Il suo popolo è abituato ad emigrare e accogliere. Sono passionali e sorridenti, aperti. Ho incontrato ragazzi giusti come Francesco, disposti a condividere le sue meraviglie oltre una mera logica turistica, spontaneamente e con professionalità. È proprio un peccato che dal prossimo anno anche la scuola primaria non riaprirà…

Ho intervistato Vito Vaccaro, bastione storico dell’identità dell’isola da cui dovremmo più che mai cercare una visione del futuro. Ci ha detto, per esempio, la storia dei pescatori di salmone, che ancora oggi arrivano e vanno dall’Alaska a pescare per uno o due mesi ogni anno.

Poi Leonardo, l’apicoltore di Isola Del Miele, che produce qui tonnellate (non è uno scherzo) di un tesoro così grande che ha vinto diversi premi nazionali. Ci ha detto che qui non c’è nessun problema con la mortalità delle api, perché non c’è agricoltura che inquina l’aria con pesticidi che danneggiano gli insetti.

E finalmente i miei amici del Blu Tek Diving – MarettimoDavide e Diletta, che per amore per Marettimo e per il suo mare hanno comprato qualche anno fa un centro diving e addirittura si sono sposati, qui. Dopo qualche immersione, per la prima volta il primato assoluto che il mare di Ustica ha nella mia esperienza subacquea è stato rimesso in discussione. Un grazie speciale a voi, ragazzi.

Quindi ora ci di di nuovo a levanzo, a soli 12 km di distanza mentre lo scirocco soffia…

(La foto è di Ferdinando Meli, che ringrazio tantissimo. Quello sono io accanto a una splendida colonia di Leptogorgia sarmentosa.)

 


Pubblicato il: 2.Lug.2018   Lascia un commento

Gente da Isola – Ustica – Margherita Longo

Ustica è la “mia” isola. Ci ho vissuto un anno e mezzo negli ultimi tre anni, e facendo un rapido calcolo ci ho passato almeno l’equivalente di un mese sott’acqua.

Non è un’isola facile e ad effetto, direi. Il suo affetto, in entrambi i sensi, va conquistato ed è riservato a chi porta pazienza.

Margherita, col compagno Vito, credo che di pazienza ne abbiano avuto parecchia. Queste le sue parole:

«Ho 39 anni, due figli, una laurea e un dottorato di ricerca in agraria. Dopo le esperienze di studio e lavoro in città sono tornata in campagna. Sui terreni coltivati dai nostri nonni, insieme al mio compagno, Vito Barbera, trapanese trapiantato a Ustica, abbiamo deciso di investire il nostro futuro. Otto anni fa dopo aver lasciato, lui, la carriera universitaria e io, il fatidico “posto fisso” al Ministero dell’Agricoltura, siamo tornati a vivere a Ustica con i nostri bambini e abbiamo preso in mano e rinnovato l’azienda agricola di famiglia. Date le mie radici per metà siciliane e per metà lombarde riesco a integrare organizzazione e passione nella gestione dell’azienda e della famiglia. Sono parte attiva nelle realtà associative dell’isola che raccolgono produttori agricoli e operatori turistici per promuovere agricoltura e turismo».

L’azienda agricola si chiama Hibiscus (https://www.agriturismohibiscus.com/) ed è una delle eccellenze usticesi. Produce, con metodi biologici, dei bianchi da paura e un passito di zibibbo incredibile. Oltre alle immancabili lenticchie – IL presidio Slow Food usticese – e, a Erice, olio extravergine d’oliva.

Margherita, Vito: sarete i primi che incontrerò nel mio viaggio, ma giocherò in casa 😉

 

Pubblicato il: 20.Mar.2018   Lascia un commento